Maniae sulle note
“Maniae” sulle note (- “Maniae” sulle note – è l’anagramma di “mani alle sue note”; “Maniae”, inoltre, sta per “follie” ed è il nome contratto di “Monia” e “Lissa”, due dee appartenenti alla mitologia greca e potrebbe, quindi, se tradotto e unito a “sulle note” formare “follie sulle note“)
Un flusso continuo di intenzioni, emozioni, sensazioni, critiche e opinioni raccontato da più voci, scritto da più mani. La stessa musica e il suo sapore sempre nuovo perché menti diverse ne parlano e ne scrivono ricominciando da un punto fallace che non risponde in realtà a ciò che sembra promettere. Ogni frase sarà il proseguire della precedente, sarà un giocare ad esprimersi entro i limiti dell’altro, entro gli orizzonti dell’altro. Talvolta apparirà impossibile, talaltra talmente semplice da avere l’impressione che dietro parole diverse si nascondano mondi comuni. La musica come unico comun denominatore…la ‘sua’ musica, come porta da spalancare su universi diversi di bellezza.
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Si comincia sempre con un incipit, il mio oggi è:
La sua musica è per me dono, è una foglia vellutata che mi accarezza il volto e lo fa con un candore quasi irriverente, che mi obbliga ad ascoltarla anche quando tutto attorno a me è sordo.
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Nel vento tra gli alberi,
negli arbusti che guardano al cielo,
in un cielo intessuto di foglie e di rami che salgono implorando
dalla terra, attraverso il corpo su negli occhi in un capogiro
per portare su e ancora su e sempre più su il sangue, il dolore.In un pomeriggio d’autunno,
in una notte d’inverno,
in un alba fredda intessuta di arancio e cobalto.
lì ho trovato il mio intimo arpeggio di lune,
lì ho sentito parlare la musica al cielo.E come fosse sempre stata una compagna di viaggio silente
ad un certo punto la luna mi ha detto
che da lassù tutto è lontano, piccolo e vano
e che se non urli il tuo dolore più forte
il vento lo disperde tra i rami e le foglie.Mi sono fermata
sono scesa
ho guardato il cielo
e ho urlatostridenti i miei arpeggi alla luna.
E fu allora che scoprì che quella musica,
era già tatuata sul mio corpo.
Iniziai a raccontarla.
Scrivere di lei era un po’ svestirsi,
lasciare nuovi spazi bianchi
e sperare che le nuove melodie
potessero ancora una volta abbracciarmi.
“ARPEGGIO DI LUNE”… UN VIAGGIO ESPLORATIVO
Non solo un motivo musicale, ma un sentire tipico dell’inoltrarsi in un mondo, uno spazio ancora non noto ma che, da subito, suscita sconfinata curiosità. Un misto di attenzione, vigilanza, meraviglia, stupore, ammirazione per ciò che si scopre; una vera scarica di adrenalina di fronte all’ignoto che a poco a poco ci si svela…
Il titolo richiama un’immagine… ma no, non te la svelerò adesso, perché sarà questa il termine del mio percorso immaginifico, la meta di questo breve viaggio.
E’ un viaggio a due, perché è intimo, deve esserci complicità affinché il filtrare dei sentimenti sia più immediato, e perché due è il numero minimo necessario per formare un gruppo, ed il piacere della scoperta deve essere subito condiviso.
Una notte d’estate, di luna piena, un piccolo ed inesplorato fiume immerso in una fitta vegetazione. Siamo sulla sua riva, una successione di quadri come scatti fotografici per visionare la natura che ci è attorno: una ricca vegetazione, un cielo stellato, pietre levigate riflettono la luce bianca della luna. Tutto è quiete, l’aria è fresca.
Spingiamo la canoa nel fiume, arriva un soffio di vento, come volesse darci il via: accentua le increspature della superficie dell’acqua, scompone il riflesso della luna, smuove le foglie. Uno sguardo d’intesa e… si parte!Iniziamo a remare nel pieno della nostra energia, con la mente aperta agli stimoli che questo nuovo mondo ci presenterà, avida di ciò che la natura ha in serbo nel suo grembo. Mentre scivoliamo attraverso il fiume osserviamo il paesaggio che ci scorre accanto in un gioco di luci ed ombre. Tutto sembra tranquillo.
Uno schizzo d’acqua sul volto… piccoli pesci guizzano ai lati della nostra canoa, esibendosi in un incrocio di salti e riflessi argentei. Il nostro passare risveglia la fauna dormiente, percepiamo i piccoli moti degli altri animali lungo gli argini, fra i cespugli, sugli alberi.
Proseguendo la vegetazione si fa più fitta, aumenta il buio, ci facciamo strada tra gli esili rami dei salici che cascano sull’acqua. Un piccolo disagio, preludio di uno spettacolo incantevole. All’aprirsi dell’ultimo ‘verde sipario’, lucciole, farfalle coloratissime, libellule ci accolgono nel loro piccolo regno con i loro giochi aerei: traiettorie sinuose in un turbinio di luci.
Quasi a malincuore la corrente ci trascina con sé, si fa sempre più vigorosa… troviamo di fronte a noi una rapida, siamo tra i suoi gorghi e i suoi spruzzi d’acqua.
Percorriamo l’ultimo tratto del corso del fiume e giungiamo così alla sua foce.
Questa l’immagine celata sinora, la nostra meta: il mare… una grande distesa sotto un cielo stellato ed una luna piena… i loro riflessi a tempestare le acque…
Non mi stancherò mai di dirti GRAZIE… per la tua musica, e per il tempo che dedichi alla lettura delle mie ‘fantasie’… **
E mentre scorrono davanti a noi
le immagini di un cinematografo senza tempo,
noi, spettatori di un’immortale e mutevole tela,
ci lasciamo cullare dalle tiepide note in tempesta,
pronti a sprofondare, senza prender fiato,
nell’imprevedibile abisso della musica.
Intima pausa,
preludio al prossimo volo.
